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In mostra a Catania le “Balle della Scienza”

Curata dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e promossa dall'Università, la mostra ha aperto i battenti oggi alla Città della Scienza e sarà visitabile fino al 29 maggio 2016. Ecco le prime foto

Ha aperto i battenti a Catania, dopo il grande successo a Pisa nel 2014, la seconda edizione della mostra "Balle di Scienza. Storie di errori prima e dopo Galileo”. Allestita alla Città della Scienza dell’Università, la mostra sarà visitabile fino al 29 maggio 2016 (guarda le immagini dell'inaugurazione).

Balle di Scienza racconta gli abbagli, le bufale e gli errori, fatti dall’uomo nel suo percorso di conoscenza del mondo intorno a sé: a partire dagli antichi e fino ai giorni nostri. Il metodo di Galileo, infatti, ha insegnato agli scienziati a guardare con più attenzione e intelligenza i fenomeni naturali, ma non può certo metterli al riparo dal commettere errori. Ancora oggi, nella nostra era ipertecnologica e di comunicazione globale, ci capita – e spesso - di prendere sorprendenti cantonate. E il messaggio finale è davvero inedito per il grande pubblico: ipotesi sbagliate, cantonate e errori sono addirittura un ingrediente necessario affinché la scienza possa progredire.

L’edizione catanese, inoltre, è stata rinnovata e arricchita di riferimenti e balle della scienza siciliana e di un approfondimento sulla figura di Archimede, come precursore e ispiratore del metodo di Galileo, che lo definì divino maestro.

Il percorso di Balle di Scienza è ricco di scenografie multimediali e ambienti immersivi, dove il pubblico scoprirà gli errori antichi e quelli dei giorni nostri e rivivrà le scoperte per caso di scienziati moderni. Il racconto trova forza in un originale sforzo di allestimento e produzione multimediale, a cui hanno partecipato lo studio Glas Architettura, cameraAnebbia, Ibimel srl, Enrico Agapito e Bunker. La comunicazione e la grafica della mostra si sono avvalse di illustrazioni originali di Olimpia Zagnoli.

Scopri il percorso espositivo


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LE INSTALLAZIONI

"Il dono della massa" è un'installazione interattiva sul meccanismo di Higgs, il fenomeno fisico per cui le particelle elementari hanno acquisito la massa nell'Universo primordiale. Entrando in una sala della mostra, il visitatore, grazie a una scenografia interattiva e multimediale, può provare l'esperienza virtuale di perdere e acquisire la proprIa massa venendo così stimolato a riflettere sul significato fisico del famoso bosone di Higgs, la cosiddetta "particella di Dio" che dona la massa alle altre particelle.

Incurva lo spazio-tempo. Prima che Albert Einstein, esattamente un secolo fa, con la sua Teoria della Relatività Generale rivoluzionasse la nostra visione dell'Universo, lo spazio e il tempo erano considerati separati e immutabili. Il geniale fisico tedesco ci ha, invece, insegnato non solo che sono intrinsecamente legati, ma che rappresentano il tessuto stesso dell'Universo, deformato come un telo elastico dalla massa dei corpi celesti. La gravità, in base alla Relatività einsteiniana non è, quindi, una forza che si esercita a distanza, ma lo stesso spazio-tempo che s'incurva. È grazie a questa geometria curva che, ad esempio, la Terra e gli altri pianeti sono attratti dal Sole. Immergendosi in una delle installazioni multimediali della mostra, i visitatori potranno cambiare a piacimento con il loro corpo la forma dello spazio-tempo, proprio come fa il nostro Sole. O i buchi neri, in grado di curvare lo spazio-tempo a tal punto che neanche la luce riesce più a sfuggire al loro abbraccio gravitazionale.

Il touchscreen dell'alchimia. Durante il Medioevo l'alchimia era un insieme di scienza, filosofia e misticismo. La ricerca alchemica si fondava sulla convinzione che tutta la materia fosse composta solo da quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco. Con la loro giusta combinazione, si poteva costruire qualunque sostanza, dai metalli preziosi agli elisir di lunga vita. Una delle aspirazioni massime degli alchimisti era la ricerca della "pietra filosofale", una fantomatica sostanza grazie alla quale si sarebbe potuto ottenere sia l'elisir dell'immortalità che la capacità di trasmutare ogni sostanza in oro. Gli alchimisti non potevano essere considerati scienziati, anche se tra di loro si annoverano figure come Isaac Newton o Tycho Brahe. Tuttavia, l'alchimia ha permesso d'identificare nuove sostanze, gettando le basi della chimica moderna.

Il visitatore di Balle di Scienza potrà, attraverso un touchscreen, provare a fare l'alchimista, mescolando e ricombinando i quattro elementi principali, alla ricerca del proprio elisir di lunga vita.

E pur si muove! Attraversando le sale della mostra, il pubblico si troverà a un certo punto sotto una grande cupola. Toccando il Sole o uno dei suoi pianeti raffigurati su un touchscreen, il visitatore potrà osservare i corpi celesti del Sistema solare animarsi sulla propria testa. Come se ci fosse seduto sopra. Potrà, così, sperimentare come il cambiamento del sistema di riferimento modifica la descrizione del moto apparente dei pianeti. Come ci ha insegnato Galileo, padre della scienza moderna.

La balla delle razze. Il percorso della mostra ci racconta anche come per l'uomo il concetto di razza sia fuorviante. In biologia si parla, infatti, di razze quando le differenze biologiche permettono di distinguere gli individui di una stessa specie in diversi gruppi. E questo non è il caso dell'uomo. Gli studi recenti sul genoma umano ci hanno, infatti, spiegato che, pur essendo gli individui tutti diversi, nel nostro DNA non ci sono le differenze nette che permettono di tracciare confini definiti fra gruppi distinti di individui. Le analisi del paleoDna umano hanno dimostrato che nei circa 60mila anni trascorsi da quando un piccolo gruppo di ominidi nomadi del genere Homo ha lasciato l'Africa per colonizzare il mondo, non c'è stato né il tempo, né l'isolamento necessari ad accumulare grandi differenze.

Muro tolemaico. Una serie di suggestive animazioni proiettate su un muro di mattoni rossi racconta il succedersi nei secoli, con sempre maggiore perizia e maturità scientifica, delle osservazioni antiche, inizialmente dimenticate e poi riscoperte solo dopo l'anno Mille, grazie alle traduzioni in latino delle opere greche e arabe. Non è vero, infatti, che il Medioevo fosse fatto di "secoli bui". Era piuttosto un'epoca di incontri conflittuali, ma fecondi, ad esempio tra pensiero speculativo e tecnologia, tra mondo cristiano e mondo arabo, in cui l'irrazionalità delle superstizioni si scontra con la razionalità empirica. 


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