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Il cinema necessario di Costanza Quatriglio

Oggi alle 16, nell'auditorium del monastero dei Benedettini, incontro pubblico con la regista palermitana di Con il fiato sospeso, film ispirato al memoriale del dottorando di Farmacia Emanuele Patanè morto nel 2003


Oggi alle 16, nell'auditorium del monastero dei Benedettini, il dipartimento di Scienze umanistiche ospita la regista palermitana Costanza Quatriglio. L'incontro, che sarà incentrato sul tema La realtà nella rappresentazione: il cinema necessario di Costanza Quatriglio, è organizzato nell'ambito del corso di Cinema fotografia televisione del docente Alessandro De Filippo e dei workshop di Zammù Tv.

Diplomata in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, Costanza Quatriglio, classe 1973, ha esordito nel lungometraggio nel 2003 con L’isola, presentato al festival di Cannes, alla Quinzaine des Réalisateurs. Ha diretto numerosi documentari premiati in diversi festival internazionali, tra cui Ècosaimale? (2000), L'insonnia di Devi (2001), Racconti per l'isola (2003), Il mondo addosso (2006), Il mio cuore umano (2009). Nel 2012 ha realizzato Terramatta, liberamentre tratto dalle memorie autobiografiche di Vincenzo Rabito pubblicate nel 2007 da Einaudi, con il quale ha vinto il Nastro d’Argento per il Miglior Documentario 2013.

Il suo ultimo film,  Con il fiato sospeso, ispirato al diario di Emanuele Patané - il ventinovenne ricercatore in Farmacia all'università di Catania, scomparso nel 2003 a causa di un tumore al polmone -, che sarà proiettato durante l'incontro, è il risultato di una lunga documentazione in cui Costanza Quatriglio riflette sull'obsolescenza delle strutture preposte alla ricerca e sull'amara constatazione della ricattabilità in cui spesso vivono gli studenti e i ricercatori universitari. Il film è stato insignito del premio "Gillo Pontecorvo" all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Lo sforzo di Costanza Quatriglio in questo film (così come in Terramatta, ne L'isola o ne L'insonnia di Devi, in cui analizza il fenomeno dell’adozione internazionale) sta nell'aprire le storie rappresentate alla dimensione della complessità. Non si tratta di storie confezionate, opere "a tesi", ma proposte di dialogo, disponibili alla negoziazione dei significati. «Un convegno di qualche anno fa - spiega De Filippo - si intitolava, alla maniera di Italo Calvino, "Il cinema che sta nel mondo, che sta nel cinema". Così, andata e ritorno, il rapporto tra cinema e realtà si risolve non come contraddizione, conflitto inconciliabile, ma come infiltrazione, ibridazione, gioco di specchi».