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Un'altra città, viaggio nei quartieri di San Cristoforo e Angeli Custodi

di Sonia Giardina e Alfio Russo

Gli studenti-reporter dell'Istituto comprensivo Dusmet-Doria fotografano un pezzo della città fuori dalla normalità grazie al progetto "Giovani in AttivAzione"




Un viaggio tra le strade e le piazze e anche tra i problemi che gli abitanti dei quartieri di San Cristoforo e Angeli Custodi vivono quotidianamente: degrado, rifiuti, vandalismo, illegalità, mancanza di luoghi di aggregazione e assenza quasi totale delle istituzioni. Una realtà vicinissima territorialmente al “salotto buono” della città dell’Elefante, ma di fatto lontanissima per lo stato e le condizioni in cui versa tra strutture fatiscenti e vandalizzate come l’asilo “Livio Tempesta”, disperazione e condizione di abbandono dei propri residenti.

Una fotografia di un pezzo della città “fuori dalla normalità” che i piccoli reporter – bambini di 10 anni del primo anno della scuola secondaria di primo grado del plesso di via della Concordia dell'Istituto comprensivo “Dusmet-Doria” – hanno scattato grazie al documentario "Un'altra città" realizzato durante il corso "Giovani reporter cercasi... per la legalità" nell'ambito del progetto "Giovani in AttivAzione".

Gli alunni, guidati dalla curatrice del laboratorio, la regista Sonia Giardina, affiancata dalla docente Samuela Creta, hanno intervistato chi vive quotidianamente piazza Don Puglisi e via De Lorenzo, piazza Don Bonomo e via Delle Salette. Ma anche spazio al presidente dell’associazione “Andrea Stimpfl” Tuccio Tringale e al consigliere di quartiere Monica Pezzino che, nel loro piccolo, stanno cercando di migliorare le condizioni dei due quartieri.

Un’inchiesta, quasi un ultimo appello alle istituzioni, per riaccendere la fiammella della speranza: di “dare una doppia strada, e non soltanto una, ai bambini di questo quartiere difficile” come ha spiegato Tringale. Grazie al documentario, però, qualcosa si è già mosso, proprio dal basso: un terreno abbandonato trasformato in campo da calcio in sabbia. Un piccolo riscatto nella terra di nessuno in cui la piscina di via Zurria, un piccolo tempio della pallanuoto etnea, rappresenta ancora oggi una cattedrale nel deserto.