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La Shoah dei bambini

Seconda parte dell'incontro sul saggio scritto da Bruno Maida "La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia, 1938-1945" (Einaudi). Un nuovo punto di vista, quello dei bambini italiani, sulle leggi razziali e la guerra tra il 1938 e il 1945 da cui si nasce una nuova analisi.




Nella ricorrenza del Giorno della Memoria, il 27 gennaio 2014, il prof. Bruno Maida (Università di Torino) è stato ospite della Scuola superiore dell'Università di Catania. Questo video è una sintesi della conversazione sul saggio "La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia, 1938-1945" (Einaudi); un libro che - come ha osservato il prof. Giuseppe Barone, presentando l'autore - "riattraversa «con occhi di bambino» le tragiche vicende della persecuzione antiebraica".
Benché la storia della persecuzione antiebraica attuata dal fascismo tra il 1938 e il 1945 sia ormai ben nota, prima dello studio di Bruno Maida raramente ci si era soffermati a riflettere su cosa abbiano significato quei tragici sette anni per i bambini italiani. Per i bambini «ariani», cresciuti nell'educazione al razzismo e alla guerra, e, soprattutto, per i bambini ebrei, allontanati da scuola, testimoni impotenti della progressiva emarginazione sociale e lavorativa dei genitori, quando non della distruzione e dell'eliminazione fisica della propria famiglia.
Si tratta di una prospettiva peculiare, e tuttavia indispensabile per comprendere l'essenza della legislazione "in difesa della razza". Il regime fascista iniziò ad attuare la discriminazione proprio dal mondo della scuola, e i bambini ebrei - prima espulsi, poi separati, esclusi ed infine internati - furono vittime tra le vittime. Una parte di essi fu poi deportata, gli altri dovettero fuggire e nascondersi per molti mesi.
Bruno Maida ne ripercorre la storia attraverso i progressivi stadi della persecuzione, attento a cogliere non solo lo sguardo che l'infanzia ebbe di fronte al turbinio dei fatti, ma la portata politica di una ferita impossibile da sanare, se non, forse, in un profondo tentativo di comprensione.


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