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La letteratura postmoderna tra serie tv, graphic novel e pubblicità

di Salvo Noto (video) e Mariateresa Calabretta (redazione web)

Il post moderno come fine della specificità della letteratura e ibridazione del linguaggio letterario attraverso i fumetti, i manga giapponesi, la pubblicità, le serie televisive e il reportage giudiziario


Il quindicesimo incontro del prof. Romano Luperini con gli studenti del corso di laurea magistrale in Filologia moderna del Disum oltrepassa la semplice lezione di Didattica della letteratura rivelandosi un'appassionata analisi dello stato di salute della letteratura oggi, specialmente in Italia.

Il punto di partenza è l'approfondimento della categoria storica e letteraria del post moderno, un periodo storico di lunga durata iniziato negli anni ’70 che continua tutt’ora. «La caratteristica principale del post moderno, è la produzione di beni immateriali. Si costruiscono e diffondono messaggi e gli strumenti che diffondono questi messaggi sono la molla produttiva, ma anche culturale di questo periodo. Le parole sostituiscono le cose, le cose diventano sempre più dette e sempre meno reali».

Questo nuovo atteggiamento ha portato, secondo Luperini alla fine della specificità della letteratura, alla fine del linguaggio letterario. «L’identità letteraria si logora fino a sparire» specialmente nel campo del romanzo. Questo processo inizia con la prima generazione di autori post moderni: Italo Calvino, Umberto Eco, Antonio Tabucchi, letterati che, ancora, vogliono scrivere per tutti, e si manifesta pienamente con le nuove tendenze nel campo del romanzo che sorgono all'inizio del nostro millennio, quando nasce la nuova generazione post moderna, i giovani cannibali, come Niccolò Ammaniti o Aldo Nove che prendono come punto di riferimento i fumetti, i manga giapponesi, la pubblicità e le serie televisive.

«Cavino, Tabucchi ed Eco si rifacevano ancora alla tradizione letteraria, erano ancora dei letterati e citavano opere letterarie. I cannibali citano la pubblicità, le serie TV, i documentari, i fumetti, i manga, la loro è una letteratura che, in un certo senso, rifiuta la letteratura e rifiuta soprattutto il linguaggio letterario».

Con i cannibali il linguaggio letterario inizia a dissolversi, trionfa il linguaggio parlato o televisivo, si afferma l’ibridazione del linguaggio, un fenomeno che si protrae e si consolida Gomorra di Roberto Saviano, con l'uso del linguaggio del reportage e dell’indagine giudiziaria. Anche la tecnica di scrittura diventa più seriale, riprendendo le serie televisive.

«Il linguaggio letterario resta come una polvere che si butta qua e là sulle parole. È rimasto un generico poetese che usiamo per essere gentili, per essere civili, ma è un gergo che usiamo per imbellettare ancora qualche nostro discorso. Tutto è diventato letteratura con questo poetese perché niente ha più la specificità letteraria allora il linguaggio letterario di un tempo può essere usato come un condimento su un piatto». 


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