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"L'impedimento della diversità": incontro con Fabrizio Barca

di Chiara Racalbuto (redazione web)

In video il seminario tenuto dall'economista al Dipartimento di Scienze politiche e sociali, in occasione della presentazione del libro "Disuguaglianze, conflitto, sviluppo - La pandemia, la sinistra e il partito che non c’è”


«La disuguaglianza è l'impedimento della diversità», ciò che fa sì che «persone diverse, nate in condizioni diverse, di genere diverso, di colore della pelle diverso, debbano affrontare molti ostacoli per poter realizzare la loro esistenza».

Con queste parole il politico ed economista Fabrizio Barca, ex Ministro per il Sud e la coesione territoriale nel governo Monti, ha introdotto il seminario che si è svolto nell’aula conferenze del Polo didattico del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania (10 marzo 2022), in occasione della presentazione del suo libro “Disuguaglianze, conflitto, sviluppo - La pandemia, la sinistra e il partito che non c’è” (Donzelli, 2021). 

All'incontro sono intervenuti Pinella Di Gregorio, direttrice del dipartimento di Scienze politiche e sociali,  Adriana Laudani, presidentessa dell’associazione "Memoria e Futuro", Teresa Consoli e Carlo Pennisi, docenti di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale al Dipartimento di Scienze politiche e sociali.

«Il fenomeno storico della riduzione delle diseguaglianze, registrato nell’Occidente tra il 1915 e il 1980 – spiega Barca -  improvvisamente si è arrestato: le diseguaglianze hanno smesso di ridursi e anzi sono aumentate. Tutto ciò è legato al passo indietro della politica e dei partiti dall’inizio negli anni ’80, con un trasferimento delle decisioni alla tecnica». 

I partiti hanno rinunciato a rappresentare e a discutere con i cittadini e soprattutto a prendere scelte su temi molto importanti per la società di oggi. 

«È paradossale che all’aumento dell’istruzione di massa, ad una partecipazione più attiva della società, frutto anche della cultura liberista che ha soppiantato quella del trentennio post bellico, adesso assistiamo nuovamente ad un nuovo distacco tra i cittadini e la politica», prosegue l'economista, che sottolinea la necessità di un cambiamento: «per realizzarlo, tutti dobbiamo concorrere per quell’auspicato salto di qualità nella strategia dell’Ue mirando assieme alla giustizia per l’attuale e per le future generazioni».