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L'artificiere per disinnescare il male

di Dario Grasso e redazione web

Javer Cercas, dal palco di Taobuk, assegna al romanziere la responsabilità di mostrare al cittadino la complessità del mondo


«Volevo essere uno scrittore post moderno nord-americano, poi sono andato in America e ho fatto una scoperta straordinaria: ero spagnolo!».

Questo è Javier Cercas, scrittore e saggista di Ibahernando, un uomo che incarna due persone opposte, il romanziere che si confronta con l'ironia, i paradossi, le contraddizioni e la complessità del reale e il cittadino, con le sue opinioni sulle cose del mondo. Due aspetti solo apparentemente inconciliabili.

Cercas si racconta a Taobuk, in occasione della consegna del Premio Sicilia 2019, intrecciando la sua vicenda personale di cittadino catalano che percepisce la minaccia della guerra civile, con quella di romanziere autore di Anatomia di un istante, il romanzo sul tentato colpo di stato spagnolo del 23 febbraio 1981. Il suo vissuto è un espediente per "raccontare" di temi più grandi: democrazia, guerra, totalitarismi, Europa, in nome di quella che considera "la letteratura utile": l’artificiere per disinnescare il male «la vera letteratura utile, può esserlo se ha il coraggio di capire tutto, e capire non vuol dire giustificare, vuol dire darci gli strumenti per non commettere gli stessi errori. Un vero romanziere non direbbe mai "Hitler è un mostro", farebbe, invece, una domanda complessa: come è possibile che uno dei Paesi più coltivati della terra, ma anche metà del mondo, siano stati affascinati da quest’uomo?».