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La pittura dell'antico Egitto ai raggi X

di redazione web

La tecnica MA-XRF a scansione sviluppata dal laboratorio Landis dell’Ibam-Cnr è stata applicata per la prima volta al Museo Egizio di Torino nello studio non invasivo dei cofanetti in legno dipinti della Tomba di Kha

Al Museo Egizio di Torino, con cui l’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Cnr collabora ormai in piena sintonia da anni, è stata per la prima volta applicata l’analisi non invasiva della fluorescenza a raggi X per scansioni macro (MA-XRF), sviluppata dal Laboratorio di Analisi Non Distruttive (Landis) con il supporto dei Laboratori nazionali del Sud dell'Infn, nella caratterizzazione dei manufatti appartenenti alla tomba di Kha, architetto del faraone durante la XVIII dinastia (1428-1351 a.C.).

L’Ibam del Cnr, infatti, con il suo laboratorio Landis è impegnato, in sinergia con i ricercatori dei Laboratori Nazionali del Sud, da più di dieci anni nello sviluppo di tecniche analitiche innovative ottenendo importanti risultati nella ricerca di frontiera applicata al più ampio filone della scienza della conservazione.

Lo scanner MA-XRF è stato interamente progetto e sviluppato dal Landis con lo scopo di ottenere le immagini ad alta risoluzione della distribuzione degli elementi chimici su superfici dipinte. Lo strumento è l’unico ad oggi a consentire la scansione di grandi superfici (105×70 cm) ad altissima velocità (fino a 200 mm/sec) e con una risoluzione spaziale fino a 30 micron (30 centesimi di millimetro). Una metodologia che fornisce l’immagine della distribuzione dei pigmenti sul supporto pittorico permettendo importanti approfondimenti riguardo le materie prime, la tecnica pittorica e lo stato di conservazione dei reperti oggetto di studio.

La tecnica della fluorescenza a raggi X, spesso utilizzata nella diagnostica non invasiva dei beni culturali e del materiale archeologico, impiega fasci di raggi X emessi da apparecchiature radiogene per indurre gli atomi ad emettere radiazione caratteristica detta fluorescenza X. La rivelazione di questa radiazione con opportuni sensori, consente di identificare in modo univoco gli elementi chimici che compongono un materiale fornendo importanti informazioni agli studiosi (archeologi, conservatori, curatori museali).

Di recente essa è stata implementata per effettuare in situ macro scansioni ad alta velocità di grandi superfici dipinte e con elevata risoluzione spaziale. L’aspetto più innovativo dell’analisi attraverso la fluorescenza X a scansione, è quello di fornire in tempo reale le immagini dei singoli pigmenti sul supporto pittorico. Il risultato è di semplice interpretazione e permette importanti approfondimenti sulla natura dei pigmenti, sulle tecniche pittoriche, sui restauri e sullo stato di conservazione delle opere. Le caratteristiche di questo tipo di indagini scientifiche non invasive utilizzate dal Landis distinguono la tecnica della fluorescenza X a scansione da altre tipologie di indagine convenzionali che limitano l’analisi ad un singolo punto dell’opera.

Le immagini preliminari ottenute dalle indagini svolte sui cofanetti in legno dipinti presenti nel corredo funebre della tomba di Kha – finora mai analizzati con tecniche scientifiche – hanno fornito nuove indicazioni sulle pratiche pittoriche utilizzate nell’antico Egizio, sulla presenza di diverse mani nella manifattura artistica degli oggetti e sul loro stato di conservazione.


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