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Debora Bernardi legge "Bestie"

di Chiara Racalbuto (redazione web)

Con la raccolta di brevi novelle di Federigo Tozzi si conclude il ciclo di video-letture sceneggiate "Verga e gli altri"


«Pensavo, allora, che da grande avrei scritto un libro differente a tutti quelli che io conoscevo: qualche storia ingenua e tragica che pareva uno di quei pampini che il vento mi faceva cadere tra le ginocchia; ecco; come c'è questo pampino, ci sarà il mio libro. E sentivo un fremito».

Con “Bestie” (1917), il senese Federigo Tozzi ha scritto davvero un libro diverso. Articolata in 69 brevi novelle, non più lunghe di una pagina, la raccolta è una sorta di lirica esistenziale in cui si alternano ingenuità e tragedia, quiete e angoscia, idillio e anti-idillio. Ogni racconto è un lampo in cui l’esistenza si manifesta, pulsante e insensata, attraverso improvvisi e misteriosi “atti nostri”, al termine dei quali compare, immotivatamente, una bestia.

Allo sperimentalismo di Tozzi è dedicato il quarto e ultimo appuntamento di “Verga e gli altri”, ciclo di letture sceneggiate organizzato dalla Fondazione Verga in collaborazione con il Dipartimento di Scienze umanistiche dell'Università di Catania e con il Teatro della Città, quest'anno in versione video, a causa dell’emergenza COVID-19, grazie al supporto di Zammù TV.

I brani scelti di “Bestie”, letti dall’attrice Debora Bernardi e commentati da Felice Rappazzo (docente di Letteratura italiana contemporanea, Università di Catania), racchiudono piccole esperienze di vita disseminate da apparizioni incomprensibili, con descrizioni fisiche di spazi, edifici e città che assumono contorni angoscianti, fondendosi con gli stati d’animo dell’inquieto io narrante. Il titolo della raccolta si rifà alla tradizione letteraria dei bestiari medievali, ma senza alcun intento moraleggiante. La comparsa degli animali è inessenziale ai fini della trama: come la vita stessa, non ha alcuna spiegazione.


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